Mercato auto 2011
Dopo la finta ripresina di maggio continuano a calare le immatricolazioni: -1,7%. Le cause: la morsa fiscale su RC Auto, la tassa IPT e il caro benzina.
Ora che ci sia ancora qualcuno che sogna gli incentivi, e che sia meglio che con quel qualcuno si svegli, è un fatto. Ma tra non darglieli più, e mollargli sonori ceffoni la via di mezzo ci sarebbe. E invece da Palazzo Chigi stanno arrivando sul mondo dell’auto ulteriori botte. E ogni mese ce n’è una nuova. Tra le più fresche l’aumento dell’aliquota della RC Auto, il possibile incremento dell’IPT sugli acquisti di nuovo e usato e la pasticciatissima tiritera del superbollo per le auto più potenti, una mini patrimoniale mascherata, che prima dovevano essere i suv, poi quelle sui 170 cavalli, al momento quelle da 307 cavalli in su. Aggiungi al tutto l’ennesimo aumento dei carburanti, con la verde che supera allegramente 1,60 euro al litro: che vuoi che faccia il mercato? Fa che, già di suo complicato e sofferente, continua ad andar giù. A giugno si è perso l’1,7% rispetto al già debole giugno 2010, raggiungendo i livelli più bassi per questo mese dal 1996. Sul semestre il passivo è ben più consistente: -13,1%. In assoluto, rispetto alla media di metà anno del periodo 2010, sono svanite 260.000 targhe, equivalenti a pesanti problemi occupazionali e persino fiscali, nel senso che il minor gettito d’Iva ha inciso, secondo le statistiche, per oltre 1 miliardo di euro. Gli ordini sono in leggero recupero, ma confrontandosi con periodi molto depressi tutto è relativo. E sono comunque robetta: +2,6% nel mese, +2,6% nel semestre. Così il pessimismo è di casa ovunque. A iniziare da Federauto, sindacato dei concessionari, secondo cui il 2011 si chiuderà a non più di 1,8 milioni di consegne, 600.000 delle quali a clienti non privati. Che significa sì Mercato auto Dopo la finta ripresina di maggio continuano a calare le immatricolazioni: -1,7%. Le cause: la morsa fiscale su RC Auto, la tassa IPT e il caro benzina. Ora che ci sia ancora qualcuno che sogna gli incentivi, e che sia meglio che con quel qualcuno si svegli, è un fatto. Ma tra non darglieli più, e mollargli sonori ceffoni la via di mezzo ci sarebbe. E invece da Palazzo Chigi stanno arrivando sul mondo dell’auto ulteriori botte. E ogni mese ce n’è una nuova. Tra le più fresche l’aumento dell’aliquota della RC Auto, il possibile incremento dell’IPT sugli acquisti di nuovo e usato e la pasticciatissima tiritera del superbollo per le auto più potenti, una mini patrimoniale mascherata, che prima dovevano essere i suv, poi quelle sui 170 cavalli, al momento quelle da 307 cavalli in su. Aggiungi al tutto l’ennesimo aumento dei carburanti, con la verde che supera allegramente 1,60 euro al litro: che vuoi che faccia il mercato? Fa che, già di suo complicato e sofferente, continua ad andar giù. A giugno si è perso l’1,7% rispetto al già debole giugno 2010, raggiungendo i livelli più bassi per questo mese dal 1996. Sul semestre il passivo è ben più consistente: -13,1%. In assoluto, rispetto alla media di metà anno del periodo 2010, sono svanite 260.000 targhe, equivalenti a pesanti problemi occupazionali e persino fiscali, nel senso che il minor gettito d’Iva ha inciso, secondo le statistiche, per oltre 1 miliardo di euro. Gli ordini sono in leggero recupero, ma confrontandosi con periodi molto depressi tutto è relativo. E sono comunque robetta: +2,6% nel mese, +2,6% nel semestre. Così il pessimismo è di casa ovunque. A iniziare da Federauto, sindacato dei concessionari, secondo cui il 2011 si chiuderà a non più di 1,8 milioni di consegne, 600.000 delle quali a clienti non privati. Che significa sì aziende e noleggi ma anche chilometri zero, che pur in mancanza di cifre ufficiali sappiamo valere 11% del mercato. Praticamente nessuna delle case che operano in Italia può ritenersi allegra, tutte le generaliste vanno giù. Ciò nondimeno, sono interessanti alcuni fenomeni come il forte incremento di due marchi agli antipodi che però hanno fatto rispettivamente 77. 5% e +140,6% rispettivamente Mini e Dacia. In comune hanno due cose: una forte caratterizzazione e la disponibilità di prodotto fresco nell’unico settore che non conosce crisi, cioè quello dei crossover presidiato da Countryman e Duster. Sul fronte della top ten, va notato come la stagionata Panda, benché ormai prossima sostituzione, stia tallonando la Punto, che pur sempre prima è in oggettiva difficoltà perdendo le 25.000 unità rispetto all’anno scorso. e noleggi ma anche chilometri zero, che pur in mancanza di cifre ufficiali sappiamo valere 11% del mercato. Praticamente nessuna delle case che operano in Italia può ritenersi allegra, tutte le generaliste vanno giù. Ciò nondimeno, sono interessanti alcuni fenomeni come il forte incremento di due marchi agli antipodi che però hanno fatto rispettivamente 77. 5% e +140,6% rispettivamente Mini e Dacia. In comune hanno due cose: una forte caratterizzazione e la disponibilità di prodotto fresco nell’unico settore che non conosce crisi, cioè quello dei crossover presidiato da Countryman e Duster. Sul fronte della top ten, va notato come la stagionata Panda, benché ormai prossima sostituzione, stia tallonando la Punto, che pur sempre prima è in oggettiva difficoltà perdendo le 25.000 unità rispetto all’anno scorso.
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